flat-worldDecenni di politiche miopi e di scelte insensate, hanno inculcato nella cittadinanza l’idea che la cultura sia un lusso che, in un periodo di recessione e di tagli, non ci possiamo più permettere.
Se un tale assunto, seppure deprecabile, poteva essere sostenibile nel ventesimo secolo, caratterizzato dai modelli di produzione della catena di montaggio, è assolutamente inconciliabile con la realtà postindustriale del “mondo piatto ed iperconnesso”(Friedman) nel quale stiamo vivendo.

Infatti, volenti o nolenti, in un batter di ciglio, siamo stati tutti catapultati, in una era liquida difficilmente decifrabile, la cui comprensione, richiede il superamento di molte concezioni e certezze radicate. Il progresso tecnologico ha trasformato repentinamente gli scenari ai quali eravamo abituati e ci ha reso testimoni inconsapevoli della transizione dal capitalismo industriale a quello culturale. La nuova economia caratterizzata da quella che Richard Florida definisce l’ascesa della classe creativa, richiede uno sforzo immaginativo e di adattamento immane.
Le società, le aziende, i professionisti e gli individui che non riusciranno a comprendere lo spirito del nostro tempo, si troveranno purtroppo, inevitabilmente, relegati in una condizione di arretratezza e povertà.

La pietra d’angolo su cui poggiare le fondamenta del futuro, non può che essere l’unica materia prima di cui siamo naturalmente dotati, che portiamo scritta nel nostro patrimonio genetico e che feconda la nostra terra : la bellezza, la cui funzione va reinterpretata ed adattata ai mutati scenari.
L’arte, il design, le iniziative culturali non possono più sottostare ai ricaschi, né del settore pubblico, che si trova a dover affrontare il fardello di un debito “monstre” e ha poco spazio di manovra, né del settore privato, che vive un momento di profonda crisi.

L’idea di una cultura “foraggiata”, legata alle benemerenze del potente o dell’imprenditore di turno, a nostro avviso, risponde ad una visione non più sostenibile e comunque non al passo con i tempi. Ben venga il contributo di moderni mecenati ed amministratori lungimiranti: ma far vivere l’arte (intesa in senso lato) solo di prebende ed elemosine è anacronistico e castrante.

Siamo convinti infatti, che Il vaso di Pandora che è “l’industria del bello” porti in grembo, una vis creativa, un potere dirompente, in grado di creare l’humus adatto per far germogliare ricchezza, opportunità, lavoro, competenze ed in grado di trasformare il territorio circostante.

Se l’Italia ha una chance è quella di sfruttare la bellezza che sgorga rigogliosa in ogni suo rivolo, in ogni suo scorcio, in ogni suo battito, per costruire “valore”. E’ un discorso di cui tutti si riempiono la bocca, ma che poi in definitiva, si risolve in progettualità miopi e spesso inconcludenti che tendono ad una mera ( anche se necessaria) conservazione del passato glorioso del nostro belpaese, del suo patrimonio ereditato.

Siamo fieri della nostra tradizione ma riteniamo che il genius loci non possa essere ridotto alla sola contemplazione e culto dei tempi che furono, considerati un souvenir da svendere a nostalgici dei grand tour dei secoli scorsi.

Noi crediamo nel presente, ma soprattutto nel futuro: le grandezze di ieri stanno lì a dimostrare che siamo il paese che ha contribuito, più di qualsiasi altro nel corso della storia, al progresso della cultura, della civiltà, dell’arte della bellezza e che possiamo tornare a rivestire un ruolo di primaria importanza nel mondo nuovo, proprio sfruttando le prerogative che tutti ci riconoscono.

Contrariamente a quanto si possa pensare, l’economia del presente e del futuro è legata inscindibilmente al concetto di bellezza: le attività tradizionali e quelle della new economy hanno necessità vitale del design, della cultura, di manualità, dell’alta artigianalità, della sperimentazione e del gusto estetico.

Lo scopo della nostra associazione, consiste proprio nel tentare di contribuire a sprigionare la potenza vivifica della bellezza, in grado di riuscire nel miracolo di una palingenesi e di una rinascita spirituale, morale economica e civile facendo sistema e sfruttando le dinamiche della rete.

Vogliamo mettere in moto le menti e le competenze migliori che il nostro territorio offre ( artigiani artisti, designer, architetti, imprenditori, marketer, agenzie di comunicazione ) per farle confrontare con idee, progetti e personaggi di respiro e caratura internazionale.

Contaminazioni, confronto, scambio di idee, di esperienze e progettualità sono le armi per riprenderci il futuro: corsi, mostre, eventi, formazione sono strumenti indispensabili per riaccendere la nostra vallata, la nostra regione, la nostra nazione ed il nostro continente.

WHITEHALL FACTORY

La WhiteHall Factory, è un’associazione con l’ambizione di divenire un volàno per la crescita del territorio. Siamo convinti, che l’associazionismo, come già asseriva Alexis de Tocqueville due secoli orsono, sia indispensabile per il progresso morale, civile ed economico del territorio.

Rimbocchiamoci le maniche e riprendiamoci il futuro.